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Età evolutiva

Disprassia infantile: cos'è, segnali e percorso terapeutico

Il bambino 'goffo' non è goffo: spesso ha un disturbo motorio sottodiagnosticato. Come riconoscere la disprassia, chi fa la valutazione, perché il TNPEE è la figura chiave.

Lauretta Maria Gullì 01 giugno 2026 9 min di lettura
Disprassia infantile: cos'è, segnali e percorso terapeutico

Il bambino "goffo" che non è goffo

A scuola lo definiscono "pasticcione". A casa "distratto". In palestra "non sportivo". Ma quando un bambino fatica costantemente a fare cose che i suoi coetanei fanno facilmente — allacciarsi le scarpe, tenere la matita, correre senza inciampare, vestirsi da solo — non è una questione di carattere. Spesso è un disturbo motorio sottodiagnosticato: la disprassia.

In Italia colpisce circa il 5-6% dei bambini in età scolare secondo le stime epidemiologiche internazionali (riprese anche dalla Federazione Nazionale degli Ordini TSRM PSTRP, albo cui appartengono i TNPEE), ma viene diagnosticata in una piccola minoranza dei casi. Risultato: anni di frustrazione, autostima sgretolata, evitamento di attività che il bambino in realtà vorrebbe fare.

Cosa è la disprassia, in parole semplici

La disprassia (o Disturbo dello Sviluppo della Coordinazione, DCD secondo la classificazione internazionale) è una difficoltà persistente nella pianificazione ed esecuzione di movimenti finalizzati.

Non è un problema di forza. Non è un problema di intelligenza. Non è pigrizia. Il bambino "sa" cosa vuole fare, ma il "come fare" non gli viene fluido. Ogni movimento richiede uno sforzo cognitivo che agli altri bambini non costa nulla.

Esempio concreto: un bambino di 6 anni neurotipico allaccia le scarpe in 20 secondi senza pensarci. Un bambino con disprassia, stesso QI, può metterci 3 minuti e finire stanco prima ancora di iniziare la giornata scolastica.

Le forme della disprassia

La disprassia non è "una cosa sola". Si presenta in modi diversi.

Disprassia globale (DCD). Riguarda sia la motricità fine che quella grossolana. Il bambino fatica a vestirsi, correre, lanciare una palla, usare la matita.

Disprassia verbale (Childhood Apraxia of Speech). Riguarda i movimenti dell'apparato fonoarticolatorio: il bambino fatica a pianificare i suoni del linguaggio. Risultato: parole storpiate, suoni omessi, fatica a passare da una sillaba all'altra.

Disprassia oculo-motoria. Difficoltà a coordinare lo sguardo, seguire una riga di testo, copiare dalla lavagna.

Disprassia ideativa. Difficoltà a pianificare sequenze di azioni complesse (es. preparare lo zaino: il bambino sa cosa serve ma non sa da dove iniziare).

Spesso le forme si sovrappongono.

Segnali per fascia d'età

0-3 anni. Tappe motorie tardive: tarda a stare seduto, gattona poco o non gattona, cammina dopo i 18 mesi. Ha difficoltà con cucchiaio e bicchiere oltre l'età attesa. Cade spesso. Non sembra interessato ad attività manipolative.

3-6 anni (scuola infanzia). Difficoltà a vestirsi da solo, a usare le forbici, a colorare nei bordi, a giocare a palla. Manifesta paura per scivoli e altalene. Evita giochi di imitazione motoria ("fai come me").

6-10 anni (scuola primaria). Calligrafia faticosa e illeggibile, lentezza nello scrivere, fatica a tenere la matita correttamente. Difficoltà a tagliare con le forbici, a usare il righello, a fare i nodi. In ginnastica si rifiuta o "si fa male". Spesso vengono interpretati come "non si applica".

Trasversale. Stanchezza dopo la scuola fuori dalla norma. Frustrazione, rifiuto, autocritica ("sono scemo", "non ci riesco"). Comportamento più maturo del livello motorio (il QI è di solito nella norma o superiore).

Cosa NON è disprassia

Un bambino che a 4 anni ancora non sa allacciarsi le scarpe (normale). Un bambino che ogni tanto cade (normale). Un bambino che non ama lo sport ma scrive bene e disegna (probabilmente è una preferenza, non un disturbo). Un bambino con scarso coordinamento ma che migliora rapidamente con la pratica.

La disprassia è una difficoltà che persiste nel tempo, non risponde alla normale esposizione, e ha un impatto significativo sulla vita quotidiana del bambino.

Diagnosi: chi la fa e come

La diagnosi di disprassia richiede un'équipe multidisciplinare. Le figure principali coinvolte:

  • Neuropsichiatra infantile: inquadra il caso, esclude altre condizioni
  • TNPEE (Terapista della Neuro e Psicomotricità dell'Età Evolutiva): valuta la motricità globale, fine, la prassia, l'integrazione sensoriale
  • Logopedista: se c'è disprassia verbale
  • Psicologo: per valutare l'impatto emotivo e il livello cognitivo

I test standardizzati più usati includono il Movement Assessment Battery for Children (M-ABC), la BVN per la valutazione neuropsicologica, e batterie specifiche per la prassia.

La valutazione richiede tipicamente 3-4 incontri.

Il percorso terapeutico

Il trattamento d'elezione è la riabilitazione neuropsicomotoria, fatta dal TNPEE. Cicli di 6-12 mesi, frequenza tipica 1-2 volte a settimana, lavoro su:

  • Motricità globale (equilibrio, coordinazione, lateralità)
  • Motricità fine (manipolazione, prensione, scrittura)
  • Integrazione sensoriale
  • Schema corporeo e organizzazione spazio-temporale
  • Aspetti emotivi e di autoefficacia

In caso di disprassia verbale, parallelo intervento logopedico specifico (modello PROMPT, modelli motori evidence-based).

Per i casi in età scolare con impatto sulla scrittura, può essere indicato un percorso di terapia occupazionale focalizzata sulle abilità grafo-motorie.

A scuola: cosa si può chiedere

La disprassia non è (ancora) inclusa nella Legge 170/2010 sui DSA, ma può essere riconosciuta come bisogno educativo speciale (BES) secondo le indicazioni della Direttiva MIUR del 27 dicembre 2012. Con una certificazione si può ottenere un Piano Didattico Personalizzato con misure dispensative (es. ridurre la quantità di scrittura a mano) e compensative (es. uso del computer per scrivere, tempi più lunghi per i compiti motori).

Una richiesta che funziona sempre: chiedere alla scuola di non valutare la grafia, ma il contenuto.

Cosa puoi fare a casa, oggi

Riduci la pressione sui compiti motori. Spezza le attività complesse in passi piccolissimi. Celebra il processo, non il risultato. Evita di mostrare frustrazione tu — anche se la senti.

Sostituisci le scarpe con velcro per qualche tempo. Compra le matite ergonomiche con impugnatura facilitata. Lascialo scrivere al computer quando può.

Sport individuali (nuoto, arti marziali, equitazione) funzionano meglio degli sport di squadra rapidi. Cerca un'attività dove il bambino può migliorare al suo ritmo senza confron

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