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Instagram per psicologi dell'età evolutiva: cosa pubblicare (e cosa no) senza violare la deontologia

Tipologie di contenuto che funzionano, errori da evitare, frequenza realistica e le due domande da farsi prima di ogni post. Una guida operativa per fare social senza ansia.

Lauretta Maria Gullì 21 aprile 2026 5 min di lettura
Instagram per psicologi dell'età evolutiva: cosa pubblicare (e cosa no) senza violare la deontologia

Il vero dilemma

"Vorrei fare Instagram, ma ho paura di violare la deontologia." È la frase che sentiamo più spesso da psicologi che ci contattano.

La paura è legittima. La conseguenza no: invece di fare Instagram male, molti finiscono per non fare nulla. E intanto altri colleghi — non sempre più qualificati — diventano la voce di riferimento del settore, in modi a volte discutibili.

Instagram per uno psicologo dell'età evolutiva si può fare. Si fa bene se si rispettano alcune linee guida solide, e si dorme tranquilli.

Cosa dice il codice deontologico

Gli articoli 39-42 del Codice Deontologico degli Psicologi italiani regolano la comunicazione pubblicitaria. In sintesi: deve essere veritiera, corretta, trasparente, non comparativa, non ingannevole. Non deve sfruttare suggestioni emotive, non deve promettere risultati certi, non deve diminuire la dignità della professione.

Tradotto in Instagram: si possono pubblicare contenuti professionali, divulgativi, informativi. Non si possono pubblicare contenuti che promettano guarigione, sminuiscano altri colleghi, mettano in scena pazienti reali, banalizzino i temi della salute mentale.

L'Ordine non è contro Instagram. È contro la cattiva comunicazione su Instagram.

Cosa puoi pubblicare (e funziona)

Informazione divulgativa. Una tappa di sviluppo spiegata, un mito sfatato, un termine tecnico tradotto. Esempio: "Cos'è davvero il temperamento difficile". Funziona perché risponde a domande che i genitori cercano.

Il tuo metodo, raccontato bene. Come si svolge un primo colloquio. Cosa aspettarsi da una valutazione. Perché lavori in un certo modo. È quello che differenzia te dagli altri psicologi della città.

Contenuto "dietro le quinte" SENZA pazienti. Lo studio, gli strumenti, un libro che hai letto, un convegno a cui hai partecipato. Umanizza senza violare nulla.

Aggiornamenti professionali. Un corso che hai finito, una pubblicazione, una collaborazione. Costruisce autorevolezza.

Q&A su domande generali. Stories con la box delle domande, su temi non clinici individualizzabili. "Quali sono le tappe del linguaggio?" sì. "Cosa devo fare con mio figlio che..." no, in privato.

Cosa NON pubblicare

Foto, video o stories di pazienti — anche con i visi coperti, anche con consenso firmato. Il rischio reputazionale è troppo alto, e in molti casi configura violazione della privacy del minore.

Casi clinici riconoscibili. Anche se dici "il caso che racconto è inventato": la prossima famiglia che entra in studio pensa "magari racconterà anche me". La fiducia si rompe.

Promesse: "ti aiuto a guarire dall'ansia", "in 4 sedute risolviamo". Sono violazioni deontologiche, oltre che irrealistiche.

Confronti con altri colleghi o altre scuole di pensiero. Anche se la cattiva pratica esiste e ti irrita, attaccarla pubblicamente è un perdente sicuro.

Diagnosi a distanza basate su video di bambini. È in crescita un genere brutto: "vedete questo video? potrebbe essere autismo / ADHD / disprassia". Mai. Per nessun motivo.

Tipologie di post che funzionano davvero

Caroselli "miti vs realtà". 5-7 slide che sfatano credenze comuni. "Cosa NON è ansia infantile". Le persone le salvano e le condividono.

Tappa di sviluppo + segnale. "A 18 mesi tuo figlio dovrebbe… se invece…". Utili e cliccabili.

Storia personale professionale. Perché hai scelto questa professione. La storia genera identificazione, l'identificazione genera fiducia.

Reel parlati a camera. 30-60 secondi, frontali, su un singolo tema. L'algoritmo Instagram premia i reel più dei post statici nel 2026.

Riferimenti scientifici accessibili. Una ricerca recente spiegata in modo comprensibile. Pochi colleghi lo fanno bene.

Frequenza realistica

Tre post a settimana è un'ottima cadenza. Uno è poco. Sette è troppo da mantenere — e Instagram penalizza chi parte forte e poi sparisce.

Meglio costruire una routine sostenibile: due reel + un carosello a settimana, più 3-5 stories al giorno (anche solo repost o frasi). Una professionista può gestirla in 2-3 ore a settimana se ha un piano editoriale.

Le stories sono dove avviene la conversione

I post servono al reach. Le stories servono alla relazione.

Le persone che ti seguono leggono le stories. È lì che possono fare domande, conoscerti, decidere se prenotare. Una professionista con 800 follower fedeli sulle stories converte molto di più di una con 8.000 follower silenti sui post.

Strumenti utili: box domande settimanale, sondaggi, repost di articoli del blog, presentazione settimanale dei servizi.

Privacy: la regola d'oro

Ogni volta che stai per pubblicare qualcosa, fai due domande:

  1. Se questa pubblicazione fosse esaminata dal mio Ordine, sarebbe difendibile?
  2. Se un mio paziente leggesse questa pubblicazione, si sentirebbe esposto?

Se la risposta a una delle due è "no" o "forse", non pubblicare. Modifica e rivaluta.

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Costruire una presenza Instagram solida richiede tempo, ma la struttura iniziale fa la differenza tra mesi di lavoro che non danno frutti e mesi che costruiscono autorevolezza.

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